¡ NO PASARÁN !

LETTURE SULLA GUÈRRA CIVILE DI SPAGNA

(Scelte da Ezio Beccaria)

 

El Ejército del Ebro

rumba la rumba la rumba la

El Ejército del Ebro

rumba la rumba la rumba la

una noche el río pasó

¡Ay Carmela! ¡Ay Carmela!

una noche el río pasó

¡Ay Carmela! ¡Ay Carmela!

Canto dell’esèrcito repubblicano

 

PRÒLOGO

La Spagna dal 1923 al 1930 è governata dal generale Miguel Primo de Rivera, con un regime semidittatoriale sostenuto dal re Alfonso XIII.  Nel 1930 de Rivera si dimette per l’opposizione intèrna e nelle elezioni del 1931 vincono le fòrze di sinistra.  Il re abbandona il paese e il 9 dicèmbre 1931 viène proclamata la Repubblica.  Il paese si tròva però in una situazione sòcio-econòmica arretrata e la maggior parte delle tèrre appartiène a grandi latifondisti tra cui la Chièsa Cattòlica.

Il govèrno repubblicano procède quindi alla riforma agraria.  Questa ed il tentativo di laicizzazione dello stato pòrtano ad un tentativo di colpo di stato,  peraltro fallito,  da parte dell’opposizione nell’estate del 1932.  Le elezioni del 1933 sono vinte però da un’alleanza di monarchici e cattòlici ed il nuòvo govèrno di dèstra  reprime le nascènti istanze sociali e sòffoca con la fòrza un’insurrezione anarchica nel 1934.

Nel febbraio 1936 si svòlgono nuòve elezioni:  Comunisti,  Socialisti e Repubblicani,  coalizzati nel Frente Popular,  hanno la maggioranza,  ma nel paese scòppiano violènze:  da un lato contro il clèro ed i grandi proprietari terrièri e dall’altro quelle delle fòrze reazionarie (tra cui i fascisti della Falange, fondata nel 1933 da José Antonio Primo de Rivera, figlio dell’èx dittatore).

…..

PABLO NERUDA

(Parral,  Cile 1904 – 1973)

Da  SPIÈGO ALCUNE CÒSE

(Explico algunas cosas)

(…)

Generali

traditori:

guardate la mia casa mòrta,

guardate la Spagna spezzata:

però da ogni casa mòrta èsce metallo ardènte

invece di fiori,

da ogni foro della Spagna

la Spagna viène fuòri,

da ogni bambino mòrto viène fuòri un fucile con òcchi,

da ogni crimine nascono proièttili

che un giorno

troveranno il bersaglio

del vòstro cuòre.

 

Chiederete:  perché la tua poesia

non ci parla del sogno,  delle fòglie,

dei grandi vulcani del paese dove sèi nato?

 

Venite a vedere il sangue per le strade,

venite a vedere

il sangue per le strade,

venite a vedere il sangue per le strade!

…..

LA GUÈRRA CIVILE (1936)

Il 17 Luglio,  nel Marocco Spagnòlo,  l’esèrcito si ribèlla ed il giorno seguènte la rivòlta si estènde al territòrio metropolitano.  Il 19 il Generale Francisco Franco Bahamonde,  di stanza alle Canarie,  si rèca in volo in Marocco e si pone al comando dell’Esèrcito in Africa mentre,  in patria,  José Giral forma un nuòvo govèrno repubblicano ed ordina di armare la popolazione civile.

Tra i Nazionalisti si contano la maggior parte delle Fòrze Arnate,  i Fascisti della Falange,  i Carlisti ed i Monarchici legittimisti,  la maggior parte dei Conservatori e dei Cattòlici.  I Repubblicani radunano parte di Aviazione,  Marina e Fòrze di Polizia,  i Repubblicani propriamente detti,  molti Liberali,  gli Autonomisti Baschi,  Catalani,  Asturiani,  i Socialisti,  i Comunisti,  gli Anarchici,  i Trozkysti del POUM.

Il 20 Luglio i Repubblicani iniziano l’assèdio dell’Alcázar di Toledo in mano ai golpisti.

Il Generale Emilio Mola assume il comando dei Nazionalisti al Nòrd della Spagna e Francisco Franco al Sud.

I capi del golpe furono i cuatro generales: Francisco Franco,  Emilio Mola, Gonzalo Queipo de Llano e José Sanjurjo. Dopo la mòrte di Sanjurjo (incidènte aèreo del 20 luglio 1936) e di Mola,  Franco diviène il comandante indiscusso di tutti i nazionalisti ed assume il grado di Generalísimo.

Giungono i primi aerei inviati dall’Italia fascista e dalla Germania nazista in aiuto dei Nazionalisti.

In Settèmbre a Londra si tiène una Conferènza sul non intervènto in Spagna ed il Papa condanna il govèrno legittimo repubblicano.

Il 7 Ottobre si forma la prima Brigata Internazionale in appòggio alla Repubblica.

…..

DOLORES IBÁRRURI GÓMEZ DETTA LA PASIONARIA

(Abanto-Zierbena, 9 Dicembre 1895 – Madrid, 12 Novembre 1989)

Operai!  Contadini!  Antifascisti!  Spagnòli patriòti!  Davanti alla sollevazione militare fascista tutti in pièdi a difèndere la Repubblica,  a difèndere le libertà popolari e le conquiste democratiche del pòpolo!

Attravèrso le nòte del govèrno e del Fronte Popolare,  il pòpolo conosce la gravità del momento attuale.  In Marocco e nelle Canarie i lavoratori ,  assième alle fòrze leali alla Repubblica,  lòttano contro i militari fascisti insorti.

Al grido de  “il fascismo non passerà,  non passerano i bòia di ottobre!”  gli operai e i contadini di tutte le province di Spagna si uniscono alla lòtta contro il nemico della Repubblica che ha impugnato le armi.  I comunisti,  i socialisti,  gli anarchici,  i repubblicani democratici,  i soldati e le fòrze fedeli alla Repubblica hanno inflitto le prime sconfitte ai facinorosi,  che trascinano nel fango del tradimento l’onore militare di cui tante vòlte si sono vantati.

Tutto il paese trèma d’indignazione di fronte a questi banditi che vògliono affondare la Spagna democratica e popolare in un infèrno di terrore e morte.

Ma  ¡no pasarán! 

…..

 

VALERIANO OROBÓN FERNÁNDEZ

(Cistérniga,  Spagna 1901 – Madrid 1936)

ALLE BARRICATE

(A las baricadas)

Canzone anarchica

Nere tormente agitano l’aria
nubi oscure ci impediscono di vedere
anche se ci aspettassero il dolore e la mòrte
contro il nemico ci chiama il dovere.

 

Il bène più prezioso

è la libertà

bisogna difènderla

con fede e con valore.

Alza la bandièra rivoluzionaria
che porterà il pòpolo all’emancipazione
in pièdi pòpolo operaio,  alla battaglia
bisogna abbattere la reazione.

 

Alle barricate!  Alle barricate!
Per il trionfo della Confederazione!
Alle barricate!  Alle barricate!
Per il trionfo della Confederazione!

…..

IL RUÒLO DELLE NAZIONI EUROPÈE

Germania e Italia si schièrano decisamente dalla parte dei Nazionalisti:  Hitler invia aèrei,  armi e rifornimenti,  Mussolini 50.000 “volontari”.

La Francia è governata anch’essa dal Fronte Popolare,  ma non può intervenire per l’opposizione della Gran Bretagna.  Gli Inglesi temono infatti una trasformazione della Spagna in stato socialista in caso di vittòria del fronte repubblicano e non vògliono d’altra parte giungere ad una rottura netta con Germania ed Italia.  Si giunge così ad un patto di non intervènto cui aderiscono anche Hitler e Mussolini (che peraltro non lo rispèttano).

Anche l’ Unione Soviètica  aderisce al patto di non intervènto ma in Ottobre,  perdurando l’impegno militare italo-tedesco,  interviène a sua vòlta con aiuti al govèrno repubblicano e favorèndo la formazione delle Brigate Internazionali.

…..

LE BRIGATE INTERNAZIONALI

Tra il ‘36 e il ‘37,  a difesa del govèrno repubblicano,  arrivano in Spagna migliaia di volontari proveniènti da tutto il mondo.  I volontari delle brigate Internazionali sono intorno ai 40.000 di cui circa la metà muòre in combattimento,  è dispèrsa o è ferita.  Altri 5.000 uòmini combattono in unità dell’esèrcito repubblicano e almeno altri 20.000 lavorano nei servizi sanitari o ausiliari.

I primi contingènti,  organizzati dalla Tèrza Internazionale,  entrano clandestinamente in Spagna attravèrso la frontièra francese nell’ottobre 1936 e,  dopo aver ricevuto un sommario addestramento ad Albacete, raggiungono Madrid,  assediata dai nazionalisti,  l’8 novèmbre.

…..

ERNEST HEMINGWAY

(Oak Park,  Illinois,  U.S.A. 1899 – 1961)

PER CHI SUÒNA LA CAMPANA

(For whon the bell tolls   1940)

(…)  Òggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno.  Ma quello che accadrà in tutti gli altri giorni che verranno può dipèndere da quello che farai tu òggi.  (…)

….

 

CARA AL SOL

Inno della Falange

Faccia al sole,  con la camicia nuòva
che tu ricamasti in rosso ièri,
mi troverà la mòrte se mi pòrta via,
e non ti rivedrò.

Mi schiererò coi mièi compagni
che fanno la guardia sopra le stelle,
impassibile l’atteggiamento,

che son presènti nel nòstro anèlito.

Se ti dicono che sono caduto,
sono andato lì,  al mio posto

Torneranno bandière vittoriose,
al passo allegro della pace;
e porteranno cinque ròse,
le frecce del mio fascio.

Tornerà a sorrider la Primavèra,
che per cièlo,  tèrra e mare è attesa.
Fòrza squadre,  andiamo a vincere,
che in Spagna inizia ad albeggiare!

…..

PAGINE OSCURE

Soprattutto nei primi  sèi mesi della Guèrra Civile,  da parte Repubblicana si procède ad una vera persecuzione anticattòlica che pòrta alla mòrte di alcune migliaia di religiosi e di laici.

Il giornale anarchico Solidariedad Obrera scrive il 15 Agosto 1936  “I bèni della Chièsa dèvono èssere nazionalizzati.  Vescovi e prèti dèvono èssere fucilati”.

Sono anche profanate chièse e tombe di religiosi.  Vèngono uccisi militari traditori,  fascisti veri o presunti,  politici conservatori,  proprietari terrièri,  borghesi e professionisti.

I Nazionalisti eliminano a loro vòlta aderènti al Fronte Popolare,  sindacalisti ed oppositori.

Il 19 Agosto,  nei prèssi di Granada,  il poèta Federico García Lorca viène fucilato da militanti del CEDA perché di sinistra ed omosessuale.

…..

FEDERICO GARCÍA LORCA

(Fuente Vaqueros,  Granada 1898 – 1936)

Da  BALLATA DELLA GUARDIA CIVILE SPAGNÒLA

(Romance de la Guardia Civil Epañola)

(…)

Nel pòrtico di Betlemme

i gitani si radunano.

San Giusèppe copèrto di ferite

vèste per la sepoltura una fanciulla.

Ostinati fucili stonati

echeggiano tutta la nòtte.

La Vergine cura i bambini

con dolce saliva di stella.

Ma la Guardia Civile

avanza seminando falò,

dove l’immaginazione

giovane e nuda avvampa.

(…)

Òh città dei gitani!

La Guardia Civile si allontana

in un tunnel di silènzio

mentre le fiamme ti accerchiano.

 

Òh città dei gitani!

Chi t’ha vista e non ti ricòrda?

Che ti cerchino sulla mia fronte.

Giòco di luna e di sabbia.

…..

UN SIMBOLO

Il grande fotògrafo Robert Capa (Budapest,  Ungheria 1913 – 1954) è l’autore della più famosa delle immagini della Guèrra Civile Spagnòla,  il Miliziano colpito a mòrte che cade.  L’autenticità della fotografia è molto discussa,  ma rimane un simbolo dell’orrore del conflitto.

Dice Robert Capa:  La fòto è stata scattata in Andalusia,  mentre mi trovavo in trincèa con venti soldati repubblicani,  avevano in mano fucili molto vècchi,  non potevano vincere.  Non avevo il coraggio di vedere quello che stava succedèndo,  mi sono messo al riparo,  hò sollevato la mia macchina fotografica ed hò scattato sènza guardare.  (…)  Sono diventato un fotògrafo famoso perché la mia macchina fotografica ha catturato un uòmo nel momento giusto,  ma non giusto per lui.  Si dce che sia la mia miglior fòto,  io non l’avevo nemmeno inquadrato nel mirino perché avevo la macchina fotografica sopra la tèsta.

…..

SEBASTIANO LEOTTA

SPAGNA,  17 LUGLIO 1936.  RIFLESSIONI SULL’INIZIO DELLA GUÈRRA CIVILE

Per comprèndere la guèrra civile spagnòla credo che sia ormai insufficiènte considerarla come una sòrta di scontro èpico tra fascismo e antifascismo o mèglio,  non è più possibile vedere quelle vicènde come la riproduzione in scala del conflitto europèo tra democrazie e dittature della prima metà del XX sècolo,  o comunque,  non più esclusivamente.  In particolare,  la ricerca stòrica ha messo in luce l’esistènza di una tèrza Spagna,  quella dei cèti mèdi che non voleva assecondare una dittatura militare ma nemmeno una anarchica o socialista.

Questo schèma storiografico,  in realtà,  semplifica eccessivamente la complèssa vicènda spagnòla,  anche se è pròprio alla luce di esso che la guèrra civile suscitò non solo il rapido coinvolgimento e la mobilitazione dell’opinione pubblica europèa,  ma anche l’intervènto armato da parte delle potènze fasciste che,  diètro l’affermazione di voler combattere il pericolo comunista,  intendevano farla finita con le democrazie europèe.

La guèrra civile fu interpretata in vari mòdi dai soggètti politico-sociali coinvòlti.  Dalla parte della Spagna dei ‘nazionalisti’,  così come amavano chiamarsi i generali ribèlli di Franco,  si costruì il mito di una guèrra per l’ordine e l’autorità contro una Spagna democratica e bolscevica (mentre non c’èra nessun pericolo simile);   dalla parte della Chièsa la guèrra èra intesa come una guèrra santa contro il comunismo ateo e materialista:   così si esprèsse il cardinale Gomà,  primate di Spagna;  dalla parte repubblicana la guèrra fu vista sia come una lòtta di classe tra proletari opprèssi e borghesia capitalistica (lettura delle componènti anarco-sindacaliste) sia come guèrra tra democrazia e fascismo per la difesa delle libertà civili e politiche (lettura della componènte repubblicana-liberale).  E possiamo solo accennare a quella peculiare guèrra civile che fecero,  in nome della loro tradizione autonomista,  i Paesi Baschi e la Catalogna.  Nella complèssa geografia ideològica dei difensori della Repubblica si inserivano anche il Partito comunista spagnòlo (il cui ruòlo fu all’inizio assai marginale) e i trozkisti e antistalinisti del POUM di Andreu Nin che,  nel settèmbre del 1936,  scriveva:  “In Spagna non si combatteva per la Repubblica democratica ma per la Repubblica socialista”.  (…)

…..

LA GUÈRRA CIVILE (1937)

Nel Gennaio – Febbraio fallisce il tentativo nazionalista di conquistare Madrid.  Barcellona è bombardata da un sommergibile e pòi da un incrociatore italiani.

A Marzo,  nella Battaglia di Gualajara si scontrano per la prima vòlta i Legionari fascisti italiani con i “Garibaldini” delle Brigate Internazionali.

Il 19 marzo,  Pio XI nell’enciclica Divini Redemptoris denunciò l’influsso del comunismo negli evènti spagnòli,  attribuèndogli la responsabilità di aver eseguito una spaventevole distruzione “con un òdio,  una barbarie e una efferatezza che non si sarèbbe creduta possibile nel nòstro sècolo”.

Guernica viene bombardata il 26 Aprile dalla Legione Condor tedesca coadiuvata da fòrze aèree italiane.

A Maggio,  nella città di Barcellona,  lòtta fratricida tra POUM (partito comunista antistalinista) e Sindacato Anarchico da una parte e Partito Comunista Catalano e Guardia de Asaltos  (Polizia) dall’altra.

Nel Giugno seguènte muòre in un incidènte aèreo il Generale nazionalista Emilio Mola.  Il POUM viène messo fuòri legge dal govèrno centrale.  Bilbao cade in mano franchista.

Il 28 Agosto il Vaticano riconosce il govèrno di Francisco Franco.

…..

NORMAN ROSTEN

(U.S.A. 1914 – 1995)

IN GUERNICA

A Guernica i bambini mòrti furono distesi
e disposti in ordine sul marciapiède,
coi loro vestitini bianchi inamidati,
coi loro pòveri vestitini bianchi.
Avevano sulla fronte e sul pètto,
dei piccoli fori attravèrso i quali
la mòrte èra arrivata come un tuòno,
mentre stavano giocando
ai loro importanti giòchi estivi.

Non piangere per loro,  madre.
Sono andati via per sèmpre,
quei piccoli,
diritti al paradiso dei santi,
e Dio riempirà di caramèlle i fori delle pallòttole.

…..

GUERNICA

Pomeriggio del 26 Aprile 1937:  la cittadina basca di Guernica,  circa 7.000 abitanti,  viène colpita in più ondate dal bombardamento effettuato dai Nazionalisti e più precisamente dai tedeschi della Legione Condor (comandata da Wolfram von Richthofen,  nipote del Barone Rosso) appoggiati anche da aerei italiani.

Il numero delle vittime è stato rispettivamente sopravvalutato o sottovalutato dalla propaganda delle due parti in lòtta,  ma si può valutare in 200300.

Al di là delle ragioni stratègiche (per la conquista delle Regioni Basche),  questa azione è vòlta anche a  sperimentare nuòve tattiche di attacco aèreo.

Guernica diviene subito un simbolo per i repubblicani e per il mondo civile ed ispira il pittore Pablo Picasso che dipinge il suo omònimo capolavoro in soli due mesi  nello stesso 1937.

…..

SI ME QUIERES ESCRIBIR

Canto repubblicano

Se mi vuòi scrivere
conosci già il mio indirizzo
Tèrza Brigata Mista
prima linea di fuòco.

Se vuòi mangiar bène
cibo buòno ed econòmico
sul fronte di Gandesa
c’è una locanda.

Davanti alla sua pòrta
sta il mòro Mojama
che ti dice:  entra,  entra
còsa desideri mangiare?

Il primo piatto che sèrvono
sono schegge di granata
il secondo raffiche di mitraglia
per rinfrescarti la memòria.

…..

CARLO ROSSÈLLI

(Roma,  1899 – 1937)

Dal  DISCORSO RADIOFÒNICO DA BARCELLONA (13 Novèmbre 1937)

Compagni,  fratèlli italiani,  ascoltate.  Un volontario italiano vi parla dalla radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di italiani antifascisti èsuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria.  (…)

Che la vergogna cèssi.  Dalle fabbriche,  dai pòrti italiani non dèbbono più partire armi omicide.  Dove non sia possibile il boicottaggio apèrto,  si ricorra al boicottaggio segreto.  Il pòpolo italiano non dève diventare il poliziòtto d’Euròpa.  (…)

Quanto più prèsto vincerà la Spagna proletaria,  tanto più prèsto sorgerà per il pòpolo italiano il tèmpo della riscossa.

…..

PABLO NERUDA

Da  MADRID 1937

(…)  Òggi

comincia un nuòvo invèrno.

Non c’è in questa città,

in cui sta ciò che amo

non c’è pane né luce:  un vetro freddo cade

su gerani secchi.  Di nòtte neri sogni

apèrti da òbici,  come buòi insanguinati:

nessuno nell’alba delle fortificazioni,

se non un carro rotto:  già muschio,  già silènzio di età

invece di rondini nelle case bruciate,

dissanguate,  vuòte,  con pòrte vòlte al cièlo:

già il mercato comincia ad aprire i suòi pòveri smeraldi,

e le arance,  il pesce,

portati ogni giorno attravèrso il sangue,

si òffrono alle mani della sorèlla e della vedova.

Città in lutto,  scavata,  ferita,

rotta,  colpita,  pungolata,  piena

di sangue e vetri rotti,  città sènza nòtte,  tutta

nòtte e silènzio e scòppi ed eròi,

ora un nuòvo invèrno più nudo e più solo,

ora senza farina,  senza passi,  con la tua luna

di soldati.

(…)

 

…..

LA GUÈRRA CIVILE (1938)

9 Marzo:  il govèrno nazionalista emana la prima delle òtto Leggi Fondamentali del Regno (Leyes Fundamentales del Reino).  Queste leggi saranno abrogate nel 1978.

Il 15 Aprile i Nazionalisti raggiungono il Mediterraneo,  a Vinaroz,  dividèndo così in due il territòrio della Repubblica.

La Battaglia dell’Ebro inizia il 24 Luglio e continua fino a Novèmbre.

21 Settèmbre:  il capo del govèrno repubblicano,  Juan Negrín López annuncia,  in un discorso alla Società delle Nazioni,  il ritiro delle Brigate Internazionali dalle zòne di combattimento.  Il ritiro ha inizio il 4 Ottobre.

Le truppe repubblicane sono respinte e riattravèrsano l’Ebro il 30 Ottobre.

…..

GEORGE ORWELL

(Motihari,  India 1903 – 1950)

Da  OMAGGIO ALLA CATALOGNA

(Homage to Catalonia   1938)

Èro arrivato in Spagna con qualche idèa di scrivere articoli per giornali,  ma mi unii alla milizia quasi immediatamente,  perchè in quel momento e in quell’atmosfèra sembrava l’unica còsa sensata da fare.  Gli anarchici avevano ancora praticamente il contròllo della Catalogna e la rivoluzione èra ancora in pièno corso…  Èra la prima vòlta che mi trovavo in una città dove la classe operaia èra in sèlla…  Secondo le apparènze estèrne èra una città in cui la classe possidènte aveva cessato di esistere.

…..

JAVIER CERCAS

(Ibahernando,  Cáceres 1962 – )

Da  IL SOVRANO DELLE OMBRE

(El monarca de las sombras   2017)

Si chiamava Manuel Mena e morì a diciannòve anni nella battaglia dell’Ebro.  Accadde il 21 settèmbre 1938,  vèrso la fine della guèrra civile,  in un paese catalano chiamato Bot.  Èra un franchista entusiasta,  o almeno un entusiasta falangista,  o almeno lo èra stato all’inizio della guèrra:  a quell’època si èra arruolato nella Tercia Bandera della Falange di Cáceres,  e l’anno successivo,  appena ottenuto il grado di sottotenènte di complemento,  venne destinato al Primer Tabor de Tiradores di Ifni,  un’unità d’assalto appartenènte al còrpo dei Regulares.  Dodici mesi più tardi morì in combattimento,  e per anni fu l’eròe ufficiale della mia famiglia.

 

Èra uno zio patèrno di mia madre,  la quale fin da quando èro bambino mi ha raccontato innumerevoli vòlte la sua stòria,  o piuttòsto la sua stòria e la sua leggènda,  cosicché prima di diventare scrittore io pensavo che prima o pòi avrèi dovuto scrivere un libro su di lui.  Lo esclusi pròprio quando diventai uno scrittore;  la ragione è che sentivo che Manuel Mena èra la cifra esatta dell’eredità più onerosa della mia famiglia,  e che raccontare la sua stòria non equivaleva soltanto a farmi carico del suo passato politico,  ma anche del passato politico di tutta la mia famiglia,  che èra il passato che più mi imbarazzava;  non me ne volevo far carico,  non vedevo alcuna necessità di farlo,  e tanto meno di spiattellarlo in un libro:  mi bastava dover imparare a conviverci.  Del rèsto,  non avrèi nemmeno saputo come mettermi a raccontare quella stòria:  avrèi dovuto attenermi rigidamente alla realtà,  alla verità dei fatti,  supponèndo che fosse possibile e che lo scorrere del tèmpo non avesse apèrto nella stòria di Manuel Mena dei vuòti impossibili da colmare?  Avrèi dovuto mescolare la realtà e la finzione,  per riempire con la seconda i buchi lasciati dalla prima?  Oppure avrèi dovuto inventare una finzione a partire dalla realtà,  anche se tutti avrèbbero creduto che fosse veritièra,  o per fare in mòdo che tutti lo credessero?  Non ne avevo idèa,  e questa ignoranza sulla forma sembrava la ratifica del mio assunto di fondo:  non dovevo scrivere la stòria di Manuel Mena.  (…)

…..

IL PENSIÈRO DI DÒN LUIGI STURZO

(Caltagirone,  1871 – 1959)

Il giornalista Paolo Pombèni,  nell’Articolo È peccato sostenere Franco pubblicato su Il Sole 24 ore del 30 Dicèmbre 2012 analizza il pensièro di Dòn Luigi Sturzo,  il fondatore del Partito Popolare Italiano,  sugli avvenimenti della Guèrra Civile Spagnòla.

 

“Da un lato si impegna nella confutazione teològica della teoria che il pronunciamento dei militari sia una legittima reazione di difesa dei cattòlici contro l’ateismo e l’anticlericalismo dei repubblicani.  Dal lato opposto lavora incessantemente alla ricerca di una soluzione negoziata al conflitto,  puntando su un interèsse,  che si rivelerà inesistènte,  delle potènze democratiche a imporre un frèno al sostegno del nazifascismo ai ribèlli di Franco.  (…) è ovviamente preoccupato del coinvolgimento della Chièsa,  sia di quella spagnòla che del vertice vaticano,  nella ‘crociata’ franchista.  Vede lucidamente il seguito di òdi e di sciagure che deriverà dalla scelta del primate di Spagna,  il cardinale Gomà,  di appiattirsi di fatto su Franco.  Sarà una scelta oltre tutto perdènte perché il Generalissimo non si farà condizionare affatto dal cattolicesimo nazionale,  ma gli imporrà brutalmente le sue ragioni,  così come farà sostanzialmente col Vaticano.  Sturzo vede però anche i limiti pesanti del repubblicanesimo spagnòlo,  incapace di tenere a bada i conati distruttivi dell’anarchismo e del ribellismo primitivo di larghi strati della popolazione.  Sono le violènze contro il clèro,  le mònache e gli stessi edifici di culto che destano rigètto nell’opinione pubblica cattòlica europèa e che impediscono di vedere le parallele efferatezze della fòrze franchiste (che Sturzo continua a denunciare).  (…)”

…..

EL QUINTO REGIMIENTO

(Canto repubblicano)

(…)

Venite,  fòrza,  fòrza!

Suòna la mitragliatrice

e Franco se ne va a spasso.

Con i quattro battaglioni

Che difèndono Madrid

c’è il mèglio di tutta la Spagna,

il fiore più rosso del pòpolo.

Venite,  fòrza,  fòrza!

Suona la mitragliatrice

e Franco se ne va a spasso.

Con il quinto,  quinto,  quinto,

con il quinto Reggimento,

mamma,  me ne vado al fronte

alle linee di fuòco.

Venite,  fòrza,  fòrza!

Suòna la mitragliatrice

e Franco se ne va a spasso.

…..

LA GUÈRRA CIVILE (1939)

I nazionalisti conquistano la Catalogna (Barcellona cade il 26 Gennaio).

Il 27 Febbraio Francia e Gran Bretagna  riconoscono il Regime franchista.

In Marzo a Madrid scòppia una sollevazione anticomunista:  è  guèrra civile nella guèrra civile,  si combatte per le strade,  il govèrno legittimo fugge in esilio in Francia ed il giorno 28 i Nazionalisti conquistano la città.

Il Primo Aprile il Generalissimo Franco annuncia la fine della guerra.

…..

MIGUEL HERNÁNDEZ

(Orihuela,  Spagna 1910 – 1942)

Da  IL FERITO

(El herido)

II

 

Per la libertà sanguino,  lòtto,  sopravvivo.
Per la libertà,  i mièi òcchi e le mie mani,
come un albero carnale,  generoso e prigionièro,
li consegno ai chirurghi.

Per la libertà,  sènto d’avere nel pètto
più cuòri che grani di sabbia.  Schiumano le mie vene
ed entro negli ospedali ed entro nelle bènde di cotone
come tra candidi gigli.

Per la libertà mi distacco (…)

dai mièi pièdi,  dalle mie braccia,
dalla mia casa,  da tutto.

Perché dove compariranno òrbite d’òcchi vuòte
lèi porrà due piètre per lo sguardo futuro
e farà crescere nuòve braccia e nuòve gambe
nella carne devastata.

Rigermoglieranno con ali d’energia,  sènza autunno,
reliquie del mio còrpo che pèrdo ad ogni ferita.
Perché sono come l’albero strappato:  rigermoglio
perché  ancora hò vita.

…..

Dal  DISCORSO DI BENITO MUSSOLINI del 26 Gennaio 1939

Il grido della vòstra esultanza pienamente legittima si fonde con quello che sale da tutte le città della Spagna oramai completamente liberata dall’infamia dei rossi e con quello degli anti-bolscevichi di tutto il mondo.  La splèndida vittòria di Barcellona è un altro capitolo della stòria della nuòva Euròpa che noi stiamo creando.  Dalle magnifiche truppe di Franco e dai nòstri intrèpidi legionari non è stato battuto soltanto il govèrno di Negrin:  molti altri tra i nòstri nemici mòrdono in questo momento la polvere.  La paròla d’ordine dei rossi èra questa: “No pasaran”;  siamo passati e vi dico… e vi dico che passeremo.

…..

Dal  RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII AI CATTÒLICI DI SPAGNA

(Domenica,  16 Aprile 1939)

Con immènsa giòia Ci rivolgiamo a voi,  figli dilettissimi della Cattòlica Spagna,  per esprimervi la Nòstra patèrna felicitazione per il dono della pace e della vittòria con il quale Dio si è degnato di coronare l’eroismo cristiano della vòstra fede e carità,  provato da tante e così generose sofferènze.

Il Nòstro Predecessore (…) attendeva con ansia questa pace provvidenziale,  frutto sènza dubbio di quella feconda Benedizione che fin dai primi tèmpi del conflitto inviava “a quanti si èrano proposti il difficile e pericoloso compito di difèndere e restaurare i diritti e l’onore di Dio e della Religione”;  e Noi non dubitiamo che questa pace sarà quella da Lui auspicata,  “annunziatrice di un avvenire di tranquillità nell’ordine e di onore nella prosperità”.

I disegni della Provvidenza,  amatissimi figli,  si sono manifestati ancora una vòlta sopra l’eròica Spagna.  La Nazione elètta da Dio come principale strumento di evangelizzazione del Nuòvo Mondo e come baluardo inespugnabile della fede cattòlica,  ha testé dato ai prosèliti dell’ateismo materialista del nòstro sècolo la più elevata pròva che al di sopra di ogni còsa stanno i valori etèrni della religione e dello spirito.   La propaganda tenace ed i costanti sfòrzi dei nemici di Gesù Cristo fanno pensare che essi abbiano voluto fare in Spagna una pròva suprèma delle fòrze dissolvitrici,  a loro disposizione,  sparse in tutto il mondo;  e benché l’Onnipotènte non abbia per ora permesso che essi raggiungessero il loro intènto,  ha tuttavia tollerato la realizzazione di alcuni terribili effètti,  affinché il mondo vedesse come la persecuzione religiosa,  minando le basi stesse della giustizia e della carità,  che sono l’amore a Dio ed il rispètto alla santa sua legge,  può trascinare la società modèrna ad insospettati abissi di iniqua distruzione e di appassionata discòrdia.

…..

MIGUEL DE CERVANTES SAAVEDRA

(Alcaláde de Henares,  1547 – Madrid,  1616)

Da  DÒN CHISCIÒTTE

(Don Quijote   1605-1615)

BATTAGLIA CONTRO I MULINI A VÈNTO

Ed ècco,  in quella campagna scòrgono da trenta a quaranta mulini a vènto;  appena dòn Chisciòtte li vide,  disse al suo scudièro:  “La fortuna ci seconda più di quanto non potremmo desiderare.  Vedi là,  caro Sancio,  quei trenta,  o pòco più,  enormi giganti che ci si mostrano allo sguardo?  Pènso di azzuffarmi con essi,  per arricchirmi delle loro spòglie quando li avrò annientati.  Guèrra onorata è questa;  tògliere dalla faccia della tèrra sì triste genia è servire Iddio”.  “Ma dove sono i giganti?”  chièse Sancio Pancia.  “Quelli che vedi laggiù,  – rispose il padrone –  con quelle braccia così smisurate che in qualcuno di essi dèvono raggiungere la lunghezza di due leghe”.  “Ossèrvi bène,  vossignoria, – soggiunse Sancio – quelli che si vedono laggiù non sono giganti,  ma mulini a vènto,  e quelle che le sembrano braccia non sono altro che le pale delle ruòte,  che percòsse dal vènto,  fanno girare la macina del mulino”.  “Si vede bène – disse dòn Chisciòtte – che non sèi pratico di avventure;  quelli son giganti,  e se ti fanno paura,  tièniti in disparte e mettiti a pregare,  mentre io vado ad ingaggiare con essi una fièra impari tenzone”.  Ciò detto,  spronò Ronzinante,  sènza dare ascolto al suo scudièro,  che non si stancava di avvertirlo che non èrano giganti ma mulini a vènto quelli che andava ad assalire.

Ma s’èra così fitto in capo che si trattasse di giganti,  che non poteva più udire le paròle di Sancio,  né,  per quanto si avvicinasse,  arrivava a distinguere che còsa realmente fossero;  anzi tuonava a gran voce:  “Non fuggite,  èsseri vili e codardi,  ché il cavalière che vi sfida a battaglia è solo”.  In questo mentre si levò un pòco di vènto,  e le grandi pale delle ruòte cominciarono a muòversi.  “Potreste agitare più braccia del gigante Briarèo, – soggiunse dòn Chisciòtte – tanto me la pagherete lo stesso!”.  Appena èbbe detto ciò,  raccomandandosi dal profondo dell’anima alla Dulcinèa sua signora perché lo assistesse in quel combattimento,  bèn protetto dallo scudo,  con la lancia in rèsta,  di gran galòppo investì il primo mulino che si trovò davanti;  e colpì con la  lancia una pala.  Pròprio in quell’attimo il vènto la fece girare con tanta veemènza,  da ridurre in pèzzi la lancia,  traèndo a sé,  impigliati,  il cavallo e il cavalière,  che andò ruzzoloni per un lungo tratto di quella campagna.   Sancio Pancia accorse in aiuto con quella sollecitudine che permetteva il passo del suo asino;  quando lo raggiunse,  lo trovò che non si poteva più muovere,  tanto violènta era stata la bòtta presa con Ronzinante.  “Buòn Dio! – esclamò Sancio –  Non raccomandai a vossignoria di ragionare su ciò che faceva?  Non le dissi e ridissi che quelli èran mulini a vènto?  Chiunque,  a meno che non ne avesse altri per il capo,  li avrèbbe riconosciuti”.  “Chetati,  amico Sancio, – rispose dòn Chisciòtte –  le còse della guèrra sono più delle altre soggètte a continua evoluzione;  sopra tutto perché pènso,  e così sènza dubbio sarà,  che il savio Frestone,  il quale mi saccheggiò la stanza portando via anche i libri,  abbia trasformati questi giganti in mulini per tògliermi la glòria di aver trionfato su di loro;  tanta è l’inimicizia che ha con me!  Ma,  alla fine,  le sue arti malefiche non prevarranno contro la bontà della mia spada”.  “Faccia il signore quello che gli pare più opportuno”  rispose Sancio Pancia;  e l’aiutò ad alzarsi ed a montare sul malfermo Ronzinante.  (…)

..…

¿ Y DESPUÉS ?

E pòi…

Dopo la fine della Guèrra Civile,  vèngono imprigionati e processati molti repubblicani ed oppositori politici,  vi sono numerose condanne a mòrte ed ai lavori forzati,  sono limitate le libertà civili,  sono messi fuòri legge i partiti politici di sinistra,  la Massoneria,  il Ròtary Club,  le associazioni femministe.

Catalani e Baschi subiscono una repressione culturale e linguistica.

La fase più violènta della repressione va dal ’39 al ‘48,  anno in cui viène revocato ufficialmente lo Stato di Guèrra.

La Spagna non partecipa alla secondo conflitto mondiale (e nel ’43 dichiara la pròpria neutralità),  ma invia comunque uòmini (la División Azul) sul fronte russo e matèrie prime stratègiche in Germania ed alla fine delle ostilità accòglie fascisti e nazisti in fuga.

Nel ’47 un Referèndum ripristina la Monarchia.

Con la pace,  la Spagna è esclusa dalle Nazioni Unite finché la Guèrra Fredda e l’anticomunismo crescente non la rèndono indispensabile per la “difesa dell’Occidènte” così che,  nel ’55,  la Spagna entra alle Nazioni Unite.

Nel ’74 Franco si ammala e Juan Carlos di Borbone diviène Capo di Stato Supplènte.  Il Caudillo muòre il 20 Novèmbre 1975 ed il 22 Juan Carlos è incoronato Re ed avvia la Spagna alla democrazia.

.


Ogni morte d’uomo mi sminusce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chièdere per chi suòna la Campana:
essa suòna per te.

John Donne

(Gran Bretagna,  1572 – 1631)

.

Dedicato a tutte le Vittime,  combattènti e civili,  dell’una e dell’altra parte,

di questa immane,  insensata follia.

 

10 Marzo 2018